San Pascasio, la fiera che a Guardia Sanframondi apre l’autunno (e il cassetto degli ombrelli)
Il calendario dice che l’autunno è cominciato a settembre. A Guardia Sanframondi, invece, comincia quando arriva San Pascasio: la terza domenica di ottobre, che quest’anno cade oggi, 18 ottobre. Una Messa nella cappella più piccola e preziosa del centro storico, una fiera lungo le strade, le prime castagne, qualche ombrello comprato per scaramanzia e, nelle case più freddolose, il primo fuoco nel camino.
Una cappella nascosta nello Stretto della Portella
Il cuore della festa è una chiesetta che molti forestieri non noterebbero nemmeno: la cappella di San Pascasio, nello Stretto della Portella. Fu edificata nel 1598 dalle sorelle De Susino in onore della Madonna di Loreto ed era inglobata nel palazzo di Francesco Longo, oggi palazzo De Cesare.
La sua storia non è stata sempre devota. Per un periodo la cappella rimase semiabbandonata e finì per fare da rifugio ai malviventi. A rimetterla in sesto fu Alessio Foschini Longo, che ne chiese la concessione all’Ave Gratia Plena: la ottenne nel dicembre 1719, a condizione di mantenerla in buono stato. Seguirono i restauri e, nel 1780, la consacrazione dell’altare.
La svolta arriva nel 1795, quando la famiglia Foschini Longo ottiene da papa Pio VI le spoglie di San Pascasio, che da allora riposano nella cappella e le danno il nome.
Dentro la cappella
Varcata la soglia, la piccola cappella si rivela uno scrigno: stucchi, dipinti, marmi incrostati e un pavimento in ceramica di Cerreto Sannita. Sull’altare, dietro il vetro, riposa il santo: il corpo è adagiato su cuscini rossi e oro, avvolto in paramenti dorati, con una corona di fiori di stoffa vicino al capo e un drappo argentato che fa da tendaggio. Lungo la cornice pendono gli ex voto, cuori d’argento e medagliette legati con nastrini rosa, e davanti all’urna una lastra di marmo porta incisi il monogramma di Cristo e il nome del santo in latino.

Alzando gli occhi, la volta si apre in un cielo affollato. Al centro c’è l’Incoronazione della Vergine: Cristo le porge la corona, il Padre siede sul globo, la colomba dello Spirito scende tra raggi di luce. Tutto intorno, su un tappeto di nuvole, si affollano angioletti, sante con la palma del martirio e santi riconoscibili dai loro attributi: un vescovo con mitra e pastorale, un frate francescano col saio e il cordone, un cardinale con la mano sul petto e un putto che gli regge il cappello rosso con le nappe.

Gli affreschi settecenteschi risentono dell’arte sacra napoletana ma, accanto a santi e scene bibliche, raccontano anche la vita quotidiana del territorio: un indizio, secondo la tradizione locale, della mano di un pittore del posto rimasto anonimo. Basta guardare da vicino quel putto, con le guance rosse e l’aria di chi fa uno sforzo superiore alle sue forze, per pensare che il modello potesse essere un bambino di Guardia.

Dal bestiame agli ombrelli
Prima di diventare la fiera che conosciamo, quella di San Pascasio era una fiera del bestiame, specchio di un paese che viveva di campagna e di stalle. Con il tempo gli animali sono spariti e sono arrivati i banchi: abbigliamento, oggetti per la casa, giochi per i bambini e due presenze fisse che dicono tutto della stagione, gli ombrelli e le castagne. Negli ultimi anni le bancarelle si sono distese lungo via Parallela fino a via Aldo Moro, mentre la cappella resta aperta per tutta la giornata ai fedeli e ai curiosi.
E poi c’è il rito dei più piccoli, quello che nessun calendario liturgico riporta ma che ogni guardiese conosce: il pesciolino rosso. Per generazioni di bambini San Pascasio è stato, prima di tutto, il giorno del pesce rosso nel sacchetto d’acqua, portato a casa come un trofeo e sistemato nella boccia di vetro con tutti gli onori. Qualcuno è durato una settimana, qualcuno è arrivato a Natale, qualcuno è diventato una leggenda di famiglia.
È la fiera del cambio di stagione, il benvenuto ufficiale all’autunno guardiese. Non c’è bisogno di consultare le previsioni: se a San Pascasio si vendono ombrelli, prima o poi pioverà. E a Guardia, si sa, prima della pioggia arriva sempre la vomma.
Com’era nel 1975
Per capire quanto sia cambiata, e quanto sia rimasta uguale, basta guardare questo filmato girato alla fiera di San Pascasio nel 1975: facce, strade e banchi di quasi mezzo secolo fa, dall’archivio video di Pasquale Di Cosmo.
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Lo sapevate che…
A Guardia il nome Pascasio non è mai stato raro. Lo portava anche Pascasio Parente (1897-1979), naturalista guardiese la cui collezione di farfalle, donata al Comune, è all’origine del museo entomologico del paese. Un Pascasio che d’autunno, c’è da scommetterci, guardava più alle ali dei lepidotteri che ai banchi degli ombrelli.
Se oggi passate per Guardia, fate un salto nello Stretto della Portella: la cappella è piccola, ma vale la deviazione. E se all’uscita comprate un cartoccio di castagne, nessuno vi giudicherà. Se comprate un ombrello, avrete solo fatto le cose per bene.
Fonti: articoli di Barbara Serafini per Fremondoweb sulla cappella e sulla fiera di San Pascasio (18 ottobre 2020, 16 ottobre 2021, 14 ottobre 2023); video «Guardia S. – S. Pascasio 1975», canale YouTube di Pasquale Di Cosmo.
A.N.S.I.A.
Agenzia Notizie Semiseria d’Informazione Aggiornata
Quand’ Vomma è Segn ca Chiov’
