Maturità 2026: sette tracce e un solo, immenso stato di A.N.S.I.A.

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È successo di nuovo. Stamattina, giovedì 18 giugno, alle 8.30 in punto, in tutta Italia si è decriptato il plico telematico e 527.747 ragazzi (qualche centinaio in più dell’anno scorso) hanno scoperto le sette tracce della prima prova. Sei ore di tempo, una penna che funzioni, il vocabolario e quel preciso stato d’animo. Perché se esiste un giorno in cui l’A.N.S.I.A. smette di essere una sigla e diventa una condizione clinica nazionale, è proprio il giorno del tema di italiano.

In breve. 527.747 maturandi, 13.996 commissioni, sette tracce uguali per tutti, divise in tre tipologie: due di analisi del testo (A), tre di testo argomentativo (B, una obbligatoriamente storica) e due di attualità (C). Plico aperto alle 8.30, consegna possibile dopo tre ore, tempo massimo sei.

Tipologia A: due maestri del Novecento e il peso del ricordo

Si comincia, come da tradizione, con l’analisi del testo: due autori del Novecento, uno in versi e uno in prosa. Per la poesia è uscito Cesare Pavese con “Passerò per Piazza di Spagna”, lirica luminosa scritta nel marzo del 1950 e poi raccolta nella silloge postuma “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”. Roma, la scalinata di Trinità dei Monti, l’attesa di un amore (quello, non ricambiato, per l’attrice americana Constance Dowling) sotto un cielo chiaro e le rondini. Eppure, dietro tutta quella luce, c’è già l’ombra: Pavese si tolse la vita a Torino pochi mesi dopo aver composto questi versi. Una scelta tutt’altro che leggera da mettere davanti a dei diciottenni. Sui social, intanto, è partita la solita polemica: in molte classi, a Pavese, nel programma non ci si arriva nemmeno.

Per la prosa, Vitaliano Brancati con “I piaceri”. Il grande satirico siciliano qui depone per un attimo l’arma dell’ironia e si fa intimo: il ricordo come spessore del mondo. Senza la memoria, è il suo ragionamento, la vita sarebbe una lastra sottilissima, un eterno presente privo di profondità. Tradotto per i maturandi: provate a immaginarvi senza tutto quello che vi siete portati fin qui.

Tipologia B: la Repubblica, le parole giuste e i confini

Tre tracce, e una, per regolamento, di ambito storico. La B1 è proprio quella, ed è una bella mossa: il discorso con cui Giuseppe Saragat si insediò alla presidenza dell’Assemblea Costituente, nella seduta del 26 giugno 1946. Un testo che profuma di fondamenta, scelto (e non sarà un caso) nell’anno in cui la Repubblica e la sua Costituente compiono ottant’anni.

La B2 vira sulla scienza della comunicazione: Piero Bianucci, “Te lo dico con parole tue. La scienza di scrivere per farsi capire”. Un invito a scrivere chiaro, a farsi capire davvero. Tema più attuale che mai, in un’epoca in cui di parole, prodotte a tonnellate, ne abbiamo fin troppe e di chiarezza un po’ meno. La B3 è la più spigolosa: Frank Furedi, “I confini contano. Perché l’umanità deve riscoprire l’arte di tracciare frontiere”. Una riflessione volutamente provocatoria sui limiti, fisici e simbolici, che definiscono le società. Chiedere a dei ragazzi del 2026 di ragionare sui confini, mentre i confini sono tornati prepotentemente al centro delle cronache, è tutto fuorché neutro.

Tipologia C: la meraviglia e la fatica

Due tracce d’attualità, e qui il Ministero gioca la coppia meraviglia e fatica. La C1 parte da “Funziona a meraviglia” della giornalista tedesca Wenke Husmann, uscito su Internazionale lo scorso gennaio: un ragionamento sulla capacità, tutta umana, di stupirsi davanti alla natura e alla scienza. Riscoprire l’incanto, insomma, in tempi di assuefazione digitale. La C2 chiama in causa Mario Calabresi con “Alzarsi all’alba”, pubblicato lo scorso autunno: un elogio della fatica, della costanza e della dedizione, raccontate attraverso le storie di chi tiene in piedi il mondo cominciando quando è ancora buio. Nell’epoca del tutto e subito, una traccia quasi controcorrente.

Cosa ci dicono, messe in fila, queste sette tracce

Provate a guardarle tutte insieme e ne esce un piccolo autoritratto dell’Italia del 2026. Da una parte la memoria e il tempo lungo: Pavese e i suoi luoghi dell’anima, Brancati e il ricordo come spessore, Calabresi e l’elogio della pazienza, e soprattutto Saragat, con quegli ottant’anni di Repubblica che pesano come un anniversario tondo e ci riportano al giugno del 1946, quando un Paese in macerie decideva da capo chi voleva essere.

Dall’altra la vertigine del presente: i confini di Furedi, in un mondo dove le frontiere sono tornate a fare male; la chiarezza di Bianucci e la meraviglia di Husmann, due facce della stessa inquietudine, quella di chi prova a capirci ancora qualcosa nell’epoca dell’intelligenza artificiale e del rumore di fondo. In fondo, sotto sotto, il Ministero ha posto ai maturandi una sola, grande domanda: dove metti le radici e dove tracci i tuoi confini. Non male, per un giovedì mattina di giugno.

E qui, dalle parti nostre?

Anche stamattina, lungo la valle Telesina, un bel gruppo di ragazzi guardiesi si è alzato all’alba (e la traccia di Calabresi, in questo, suonava quasi come un avvertimento) per raggiungere le scuole del circondario e sedersi davanti alle stesse sette tracce di mezza Italia. Stessa penna che balla, stessa A.N.S.I.A., stesso sollievo quando, dopo le prime righe, ci si accorge che la mano va da sola.

E a proposito di Pavese: la sua è tutta un’attesa luminosa che vira in malinconia, la consapevolezza che certi luoghi resteranno fermi mentre noi cambiamo. A chi, tra qualche mese, lascerà Guardia per l’università, ribaltiamo quella malinconia in promessa. Andate pure, partite, se è questo che vi chiede la vita. Il borgo resterà come adesso, e quando tornerete sarà ancora lì ad aspettarvi, fermo e chiaro come la luce del primo mattino sulle case di pietra del centro storico.

Del resto, di tema quest’anno ce ne intendiamo: il nostro lo conosciamo da settimane, ed è quello della XXXIII Vinalia, “Sostegni, ovvero il senso della vite per le connessioni”. E qui sta il bello: tra gli autori chiamati a sorreggere quel ragionamento sui legami c’era già, guarda un po’, proprio Cesare Pavese. Insomma, mentre stamattina mezza Italia scopriva la traccia A1, a Guardia il nostro Pavese lo stavamo già rileggendo. Diciamo che, sul tema, stavolta è stata Vinalia ad anticipare il Ministero.

Quand’ Vomma è segn ca chiov’. E quando si apre il plico, è segno che c’è A.N.S.I.A. Ma passa anche questa. In bocca al lupo, ragazzi.


A.N.S.I.A.

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