Meditate, esordienti: la fretta non paga

C’è una specie di febbre che coglie ogni tanto qualche anima volenterosa: la smania di fare. Bellissima cosa, per carità (chi si ferma è perduto, diceva qualcuno), e in effetti chi si ferma a pensare prima di agire rischia pure di essere perduto per altri motivi, ma andiamo con ordine.

Perché la smania di fare, senza il fastidioso corollario del sapere come si fa, produce con matematica certezza: errori grossolani, incertezze spacciate per decisioni, disorganizzazione travestita da dinamismo, incompetenza presentata con l’entusiasmo di chi ha appena scoperto l’acqua calda. E se poi ci si mette pure la giovane età, quella meravigliosa fase della vita in cui si conosce tutto tranne il contesto, il cocktail è servito.

Perché Guardia Sanframondi non è un foglio bianco. È una comunità che si è costruita nel tempo, con le sue reti di competenze, i suoi equilibri, la sua storia di attività fatte (e disfatte, e rifatte). Chi non l’ha vissuta pienamente, chi non conosce chi fa cosa da quanto tempo, scambia facilmente la superficie per la sostanza. E la superficie, si sa, è tutta locandine e lanci social: peccato che dietro una locandina che funziona ci sia mesi di ascolto, coordinamento, tessitura di rapporti. Non basta stampare un manifesto per evocare una comunità, come non basta accendere una candela per evocare uno spirito (anche se l’effetto scenico, va detto, è simile: molto fumo).

E qui viene il punto più delicato: anche chi è stato eletto, anche chi ha ricevuto una delega formale, non è per questo automaticamente accreditato presso chi il lavoro lo fa da anni sul territorio. La delega dà un titolo, non un’autorità reale, quella si guadagna, si dimostra, si costruisce ascoltando. Altrimenti si rischia solo la figura del pivello di turno, e il riscontro atteso non arriva: arriva il silenzio, che è la forma di critica più educata e più definitiva che una comunità sa offrire.

Perché no, non vale il detto “io sono io e voi non siete un cazzo”: quello funziona solo nei film di Sordi, e infatti lì fa ridere apposta. Nella realtà di una comunità che si fonda sul volontariato, vale l’esatto contrario: il volontario è disponibile, non è a disposizione. C’è una differenza enorme tra chi si mette in gioco per scelta e convinzione, e chi crede di poter comandare a bacchetta perché “ha la delega”. La disponibilità si chiede, si merita, si coltiva. Non si impone.

“Non è perché le cose sono difficili che non osiamo farle, è perché non osiamo farle che sono difficili.” Seneca

Giusto, ma vale anche il contrario: certe cose sembrano facili solo a chi non le ha mai fatte.

Quindi sì: fate, agite, proponete. Ma prima ascoltate. Prima conoscete. Prima chiedete a chi c’era prima di voi com’è andata l’ultima volta che qualcuno ha pensato di “smuovere le acque” da solo. La comunità non si conquista con l’entusiasmo, si conquista con la pazienza.

Meditate, esordienti.


A.N.S.I.A.: Agenzia Notizie Semiseria d’Informazione Aggiornata “Quand’ Vomma è Segn ca Chiov'”

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