«Pronto, sono Google»: no, non lo è. DI COSMO.NET segnala le false chiamate che chiedono soldi
Riceviamo e pubblichiamo una nota tecnica di DI COSMO.NET, lo studio di consulenza informatica e sviluppo web di Guardia Sanframondi che, per trasparenza verso i lettori, fa capo allo stesso editore di questa testata. Lo spunto è concreto: di recente diversi titolari di attività del territorio hanno chiamato lo studio per chiedere se fosse vero quanto sentito al telefono da sedicenti operatori di Google. Anticipiamo il finale: no, non era Google.
Il telefono dello studio, ultimamente, squilla più spesso del solito e quasi sempre per la stessa domanda, che più o meno suona così: «Mi ha chiamato Google, dice che la mia scheda su Maps sta per essere sospesa e che devo pagare per tenerla attiva. È vero?». La risposta breve è no. Quella lunga la mettiamo per iscritto qui, così vale per tutti, clienti e non.
Di cosa stiamo parlando
Il Profilo dell’attività su Google, che molti conoscono ancora con il vecchio nome Google My Business (il servizio è stato ribattezzato a fine 2021), è la scheda che compare su Google Maps e accanto ai risultati di ricerca quando qualcuno cerca un’attività: indirizzo, orari, telefono, foto, recensioni. Si crea e si gestisce gratuitamente. Google lo scrive in chiaro sulla pagina ufficiale del servizio, che invita a farsi notare «con un profilo dell’attività a costo zero», e nelle domande frequenti conferma che si può creare un profilo e mostrare la propria attività su Google «senza costi».
Come funziona la truffa
Le chiamate seguono copioni ricorrenti, documentati da anni sia da Google sia dalle autorità statunitensi che li hanno perseguiti. Le varianti più comuni sono queste.
- La voce registrata. Parte un messaggio automatico, spesso dal tono allarmato, che parla di un problema urgente con la scheda dell’attività e invita a premere un tasto per parlare con un «consulente». Chi preme finisce in un call center che con Google non ha nulla a che fare.
- La minaccia di sospensione. «La sua attività verrà rimossa da Google Maps», «la scheda risulta non verificata», «il profilo è in scadenza». Lo scopo è mettere fretta: chi ha paura di sparire dalle mappe paga senza fare domande.
- La prima posizione garantita. In cambio di un canone si promette di comparire primi nelle ricerche locali. Google è esplicito anche su questo: non esiste un modo per chiedere o pagare un posizionamento locale migliore.
- Il «rinnovo» o la «verifica» a pagamento. Si chiede una quota annuale, o una tantum, per un servizio che è gratuito, magari pretendendo subito IBAN, numero di carta o un bonifico.
- Il codice al telefono. È la variante più insidiosa: il finto operatore chiede di leggergli un codice appena arrivato via SMS o email, presentandolo come una semplice «conferma». Un codice del genere può servire a entrare nell’account Google o ad aggiungere qualcun altro tra i gestori della scheda. Un codice di verifica non si comunica a nessuno, per nessun motivo.
Cosa dice Google, nero su bianco
Nel Centro assistenza del Profilo dell’attività c’è una pagina dedicata, intitolata «Proteggiti da chiamate e messaggi fraudolenti», che conviene conoscere. Google non nega di telefonare, anche con chiamate automatiche, ma solo per scopi precisi: verificare le informazioni dell’attività su Google Maps, effettuare prenotazioni, verificare prezzi e disponibilità, fissare appuntamenti per conto degli utenti. E mette per iscritto cosa non farà mai.
Non ti chiederemo mai i dati di pagamento telefonicamente.
Non ti garantiremo un posto speciale nei nostri prodotti.
Non ti verrà chiesto di iscriverti a un servizio, di pagare o di fornire informazioni personali.
Centro assistenza del Profilo dell’attività su Google
La stessa pagina spiega come riconoscere i messaggi autentici. Su WhatsApp l’account si chiama «Google Maps», eventualmente seguito dal Paese (per esempio «Google Maps Italia»), e ha il segno di spunta blu di verifica. Nei messaggi RCS, l’evoluzione dei vecchi SMS, il mittente è registrato come «Google» e ha anch’esso la spunta blu accanto al nome. Tutto il resto va trattato con sospetto.
Non è una novità, e non è solo italiana
Il copione è vecchio e internazionale. Nel maggio 2018 Google ha annunciato azioni legali contro alcune società statunitensi accusate di spacciarsi per Google al telefono e di far pagare servizi che Google offre gratis, arrivando in certi casi a minacciare la rimozione delle schede da Ricerca e Maps. Nel 2019 la Federal Trade Commission, l’autorità statunitense per la tutela dei consumatori, ha chiuso uno di questi schemi, quello di Pointbreak Media: secondo l’FTC aveva effettuato 74 milioni di chiamate automatiche, promettendo la prima pagina e minacciando la cancellazione da Google a chi non pagava.
Nel novembre 2022 Google è tornata in tribunale contro truffatori che impersonavano l’azienda con chiamate di telemarketing, ricordando di aver bloccato nel solo 2021 più di 12 milioni di tentativi di creare profili falsi e quasi 8 milioni di tentativi di rivendicare profili altrui. I numeri sono americani, il trucco no: funziona allo stesso modo anche qui, con un accento diverso.
Non facciamo di tutta l’erba un fascio
Esistono agenzie e professionisti, anche nel Sannio, che offrono a pagamento la gestione del profilo: foto, aggiornamento degli orari, risposte alle recensioni, cura dei contenuti. È un lavoro legittimo, come affidare la contabilità al commercialista. La differenza è semplice: un professionista serio dice chi è, fa un preventivo scritto e non si presenta mai come «Google». Chi al telefono dice di essere Google e chiede soldi non è Google.
Cosa fare, in pratica
- Riattaccate. Non premete tasti durante i messaggi registrati: oltre a mettervi in contatto con i truffatori, possono servire a confermare che il numero è attivo e che qualcuno risponde.
- Non pagate e non date dati. Niente IBAN, carte, bonifici o ricariche, e nessun dato personale o aziendale al telefono.
- Non leggete codici a nessuno. Un codice arrivato via SMS o email è vostro e basta.
- Controllate voi, direttamente. Accedete con il vostro account Google al Profilo dell’attività, dalla Ricerca Google o dall’app Google Maps, e verificate lo stato della scheda. Se c’è davvero un problema, lo vedete lì: non ve lo annuncia una telefonata.
- Verificate chi gestisce la scheda. Nelle impostazioni del profilo, alla voce dedicata a persone e accesso, controllate l’elenco di proprietari e gestori e rimuovete chi non riconoscete.
- Blindate l’account. Attivate la verifica in due passaggi sull’account Google collegato all’attività e tenete aggiornati email e numero di recupero.
- Annotate e segnalate. Segnatevi numero chiamante, data, ora e cosa vi è stato detto. Le chiamate fraudolente si segnalano a Google con il modulo indicato nel Centro assistenza e alla Polizia Postale, anche attraverso il portale del Commissariato di P.S. online.
- Se avete già pagato. Contattate subito la vostra banca per tentare il blocco o la contestazione dell’operazione e presentate denuncia, conservando ricevute, numeri e messaggi.
In una riga. Il Profilo dell’attività su Google è gratuito, Google non chiede pagamenti al telefono e non vende posizioni in classifica. Chi dice il contrario non è Google.
Ai nostri clienti ripetiamo quello che diciamo sempre a voce: nel dubbio, prima di pagare qualsiasi cosa, chiamate chi vi segue. Una telefonata in più costa un minuto; un bonifico ai truffatori, molto di più.
Nota tecnica a cura di DI COSMO.NET, consulenza informatica e sviluppo web, Guardia Sanframondi (BN). Fonti consultate: Centro assistenza Google, pagina «Proteggiti da chiamate e messaggi fraudolenti»; pagina ufficiale del Profilo dell’attività su Google; blog ufficiale di Google, comunicazioni del maggio 2018 e del novembre 2022; Federal Trade Commission, comunicato del maggio 2019 sul caso Pointbreak Media. Sul tema ha lanciato l’allarme anche il blog di Agesta, con l’articolo «Attenzione ai truffatori di Google My Business».
A.N.S.I.A. · Agenzia Notizie Semiseria d’Informazione Aggiornata
E se squilla il telefono e una voce dice «sono Google», è segno che bisogna attaccare.
Quand’ Vomma è Segn ca Chiov’
