24 giugno 1859: nasceva la Croce Rossa. E noi eravamo già in guerra con qualcuno

Oggi si celebra l’anniversario della Battaglia di Solferino, il giorno in cui un imprenditore svizzero finì per sbaglio in mezzo a una guerra e decise, con encomiabile buonsenso, che qualcuno avrebbe dovuto fare qualcosa.
Era il 24 giugno 1859. In Italia infuriava la Seconda Guerra d’Indipendenza, tre eserciti (francese, sardo-piemontese e austriaco) si fronteggiavano tra le colline a sud del Lago di Garda e, come di consueto quando si mettono d’accordo tre eserciti per incontrarsi nello stesso posto, il risultato fu catastrofico. La Battaglia di Solferino lasciò sul campo circa centomila tra morti, feriti e dispersi, su trecentomila combattenti coinvolti.
In mezzo a tutto questo c’era un signore svizzero di trentuno anni, Jean Henry Dunant, che non era lì per combattere. Era lì per incontrare Napoleone III e convincerlo a favorire i suoi affari in Algeria. Non ottenne l’udienza. Ottenne, invece, lo spettacolo di novemila feriti abbandonati sulle colline di Castiglione delle Stiviere, senza cure, senz’acqua, senza nessuno che si occupasse di loro in modo organizzato.
Dunant non era un medico, non era un militare, non era un funzionario. Era un imprenditore con le pratiche in sospeso e una coscienza impossibile da ignorare.
Dunant cominciò a raccogliere volontari tra i civili del paese, organizzò cure improvvisate, distribuì acqua e cibo senza distinzione di nazionalità o divisa. Al ritorno a Ginevra, sconvolto da quanto aveva visto, scrisse tutto in un libro, pubblicato nel novembre del 1862: Un Souvenir de Solferino. Stampato in 1.600 copie, destinate a una cerchia di amici, divenne presto un bestseller internazionale tradotto in venti lingue. Evidentemente il mondo aveva bisogno di sentirsi raccontare quanto può essere orribile, per cominciare a fare qualcosa.
Il libro produsse quello che raramente un libro produce: una conseguenza concreta. Nel febbraio del 1863, a Ginevra, nasceva il Comitato Internazionale della Croce Rossa. Dunant era tra i primi cinque membri. Nell’ottobre dello stesso anno venivano istituite le prime società nazionali. Nel giugno 1864 nasceva a Milano la Croce Rossa Italiana, fondata dal dottor Cesare Castiglioni. Il 22 agosto 1864, dodici nazioni firmavano la prima Convenzione di Ginevra, che stabiliva la neutralità del personale sanitario sui campi di battaglia: in sostanza, per la prima volta nella storia, si concordava che i medici non andavano sparati.
Dal Nobel alla miseria, con eleganza
La storia di Dunant, però, non ha il lieto fine patinato che ci si aspetterebbe. Dopo la fondazione della Croce Rossa, i suoi affari in Algeria fallirono. Cadde in disgrazia, fu espulso dalla stessa organizzazione che aveva fondato, e trascorse anni in povertà e nell’oblio. La storia umana ha questa gentilezza ricorrente: trattare i propri benefattori come fastidi da sistemare quando non servono più.
Nel 1901, quasi per riparare, il mondo gli assegnò il primo Premio Nobel per la Pace della storia, riconoscendolo come fondatore della Croce Rossa e ispiratore delle Convenzioni di Ginevra. Dunant morì nel 1910, lasciando quasi tutto in beneficenza. Coerente, fino in fondo.
Oggi, 167 anni dopo
Il Movimento Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa opera oggi in 192 nazioni. In Italia i volontari sono oltre 150.000. La bandiera, croce rossa su campo bianco, è i colori invertiti della bandiera svizzera, omaggio discreto alle origini ginevrine del fondatore.
Nel Sannio come nel resto d’Italia, i volontari della Croce Rossa continuano a fare quello che Dunant aveva improvvisato tra le colline di Solferino: essere presenti dove c’è bisogno, senza chiedersi prima da che parte stai.
Una cosa semplice. Difficilissima da fare con continuità, per 167 anni.
Fonte: A.N.S.I.A. — Agenzia Notizie Semiseria d’Informazione Aggiornata — Quand’ Vomma è Segn ca Chiov’
