Guardia ha scelto. Ma con 100 voti di margine, la partita è appena cominciata

Raffaele Di Lonardo riconfermato sindaco con il 51,67% dei voti. Giovanni Ceniccola si ferma al 48,33%. Abbiamo aspettato: i festeggiamenti, le dichiarazioni post-voto, la nomina della giunta. Adesso che la polvere si è posata, proviamo a leggere quello che è successo davvero.
Questa analisi, del tutto personale, è stata scritta a distanza di settimane dal voto, dopo aver atteso i comunicati di entrambe le parti e la nomina della nuova giunta comunale. Non è il resoconto della notte elettorale: è una riflessione ponderata su quello che i numeri, le parole e le scelte successive al voto, raccontano di Guardia Sanframondi. Le dichiarazioni citate sono tratte dai comunicati ufficiali delle due liste.
Il 25 maggio 2026, alle urne del Comune di Guardia Sanframondi, si sono presentati in due. Non era una metafora: la sfida era esattamente tra due candidati, due liste, due visioni del futuro di un paese di circa 4.600 abitanti nel cuore del Sannio beneventano. Ha vinto Raffaele Di Lonardo, sindaco uscente, con la lista “Insieme per Guardia”, con il 51,67% dei voti, pari a 1.547 preferenze. Ha perso Giovanni Ceniccola, con la lista “Guardia, Comune Orizzonte”, con il 48,33%, ossia 1.447 preferenze.
Cento voti. È il margine con cui un sindaco viene riconfermato per un secondo mandato. Cento voti, in un paese dove tutti si conoscono per nome e cognome e spesso anche per soprannome, è una distanza che racconta molto più di qualsiasi percentuale. Non è una vittoria larga. Non è una sconfitta netta. È Guardia Sanframondi divisa quasi esattamente a metà.
Cosa dicevano i due programmi
Per capire il risultato, serve capire cosa era in ballo. Le due candidature non erano speculari, né intercambiabili.
Di Lonardo si presentava come l’evoluzione naturale del mandato 2020-2026. Il punto di forza era il risanamento del bilancio comunale, ereditato in condizioni critiche: debiti fuori bilancio, conti da riportare in equilibrio, una struttura amministrativa da stabilizzare. Su questo tema la campagna ha insistito molto, perché è il terreno su cui l’amministrazione uscente rivendicava i risultati più concreti. Il programma guardava avanti con tre assi: sviluppo del Distretto Agroalimentare di Qualità (DAQ), turismo professionale tramite la DMO “Sei Valli Sannite” e potenziamento dei servizi di prossimità sanitari e amministrativi. Le “case a 1 euro” erano citate esplicitamente come strumento da continuare.
Ceniccola puntava su un cambio di paradigma: partecipazione dal basso, “Amministrazione Condivisa”, sostenibilità ambientale, rigenerazione sociale. Il suo messaggio principale era che la politica non può ridursi alla gestione ordinaria delle poche risorse disponibili, ma deve costruire relazioni istituzionali solide con Provincia, Regione e Ministero per intercettare fondi su progetti concreti. Sul piano del tono, Ceniccola ha cercato esplicitamente di separare la discussione dal passato, criticando chi “cerca continuamente le colpe nel passato” come segnale di chi “non ha idee per il futuro”. Una strategia comunicativa chiara, che ha incontrato favore in una parte significativa dell’elettorato, ma non abbastanza.
I numeri del voto
Raffaele Di Lonardo — Lista “Insieme per Guardia” — 51,67% — 1.547 voti
Giovanni Ceniccola — Lista “Guardia, Comune Orizzonte” — 48,33% — 1.447 voti
Margine: 100 voti
Votazioni: 24 e 25 maggio 2026
Cosa hanno detto dopo
Il tono della dichiarazione di vittoria di Di Lonardo ha sorpreso, in senso positivo, chi si aspettava un comunicato da comizio. Il sindaco riconfermato ha aperto con un riconoscimento esplicito verso i 1.447 voti che non lo avevano scelto: un gesto raro nella politica locale, dove la vittoria di solito si conta solo sulle schede a favore.
“Un ringraziamento sentito desidero rivolgerlo non soltanto ai 1547 guardiesi che ci hanno indicato nelle loro preferenze, ma anche ai 1447 cittadini che hanno scelto di sostenere il candidato avversario. Il voto va sempre rispettato, in ogni sua espressione. Adesso è il momento di mettere da parte le divisioni della campagna elettorale e tornare ad essere un’unica comunità.”— Raffaele Di Lonardo, sindaco riconfermato, dichiarazione post-voto, 26 maggio 2026
Dall’altra parte, la risposta di Giovanni Ceniccola è arrivata il 27 maggio, con un comunicato dal titolo asciutto: “1.447 grazie”. Ceniccola ha riconosciuto l’esito, ha formulato gli auguri di buon lavoro a Di Lonardo e ai consiglieri eletti, e ha impostato il discorso su una frase che vale come dichiarazione di intenti per i prossimi cinque anni.
“L’opposizione che faremo sarà presente, seria, preparata. Senza odio per nessuno. Vigileremo su ogni scelta amministrativa, porteremo proposte concrete in aula, daremo voce ai cittadini. I 1.447 voti non sono il punto di arrivo. Sono il punto di partenza.”— Guardia Comune Orizzonte, comunicato post-voto, 27 maggio 2026
In Consiglio Comunale la minoranza avrà quattro rappresentanti: lo stesso Ceniccola come capogruppo, Michele Foschini, che con 223 preferenze è risultato il candidato più votato dell’intero Comune, Vincenzo Del Rosso e Antonello Sebastianelli. Una pattuglia di quattro che, va detto, comprende il singolo nome che ha raccolto più voti di tutti. Non un dettaglio da poco, quando si parla di equilibri.
C’è poi un elemento che merita attenzione: il gruppo ha annunciato che il “Forum Permanente”, lo strumento di partecipazione proposto in campagna, non si ferma con la sconfitta, ma continua a vivere fuori dal Consiglio come spazio aperto di ascolto. È la mossa di chi non considera l’opposizione una sala d’attesa, ma un cantiere. Sulla carta, almeno. La differenza tra le buone intenzioni del giorno dopo e la pratica del quotidiano è il vero banco di prova.
La giunta: una scelta che racconta già qualcosa
Pochi giorni dopo il voto, Di Lonardo ha firmato il decreto di nomina della nuova giunta. La norma per i comuni tra 3.000 e 10.000 abitanti fissa un massimo di quattro assessori. La prima nomina di rilievo: Fiorenza Ceniccola, consigliera comunale uscente, membro della segreteria nazionale di Forza Italia Giovani e fondatrice del movimento civico “Rivoluzione Gentile”, nominata assessora e vicesindaca.
La sua storia politica è quella di una consigliera che nel 2020 era già nella lista Di Lonardo, che aveva tentato nei mesi precedenti il voto di costruire una terza lista autonoma, e che alla fine aveva scelto di restare nell’alveo della coalizione uscente piuttosto che rischiare di frammentare l’elettorato. Una scommessa che ha pagato: infatti è risultata l’unica donna eletta in consiglio comunale, e la sua nomina a vicesindaca chiude un cerchio coerente con il percorso fatto. È una scelta politicamente intelligente da parte di Di Lonardo: incorpora nel governo la componente più dinamica e giovane che si era aggregata alla lista, la responsabilizza, e manda un segnale di discontinuità senza rinunciare alla continuità. Funzionerà o si rivelerà una convivenza difficile? Troppo presto per dirlo. Ma è di sicuro la variabile più interessante da osservare nel secondo mandato.
Sempre in quota “Rivoluzione Gentile” arriva l’altra sorpresa del voto: Filippo Maria Guidi, avvocato e perfetta new entry, con 205 preferenze è il più votato della lista vincente “Insieme per Guardia”. Il suo commento a caldo è quello di chi entra in Consiglio con il piglio di chi cambia le regole, non di chi le eredita: ha parlato di una comunità che “ha scelto di spezzare la catena della paura e dei vecchi meccanismi che per troppo tempo hanno marginalizzato i giovani”, definendo la propria elezione “il segnale di un profondo bisogno di rinnovamento che parte dal basso”. Curioso, per uno che siede nella maggioranza del sindaco uscente: il linguaggio è quello dell’alternanza, non della continuità. Tradotto: dentro la lista di Di Lonardo si è insediata una pattuglia di under con l’ambizione di non fare da semplice stampella. Una dinamica tutta da osservare nei prossimi cinque anni.
Cosa dice davvero quel 48,33%
È il dato che più merita attenzione, e che tende a essere dimenticato appena i festeggiamenti si placano. Quasi la metà dei guardiesi che si sono recati alle urne ha scelto un candidato diverso dal vincitore. In un comune di queste dimensioni non è un’astrazione statistica: sono famiglie, contrade, associazioni, volti che ci si incrocia al bar e in piazza. È un paese diviso quasi a metà che dovrà comunque convivere, in uno spazio dove tutti si conoscono e nessuno è anonimo.
C’è poi un dettaglio aritmetico che pesa sul secondo mandato: cento voti di scarto si traducono in una maggioranza solida nei numeri del Consiglio, ma fragile nel mandato popolare. Di Lonardo governa con pieni poteri formali e con metà paese che ha votato diversamente. Gestire questa distanza, senza che diventi muro, è il primo lavoro vero. La sua dichiarazione post-voto sembra averne consapevolezza. Le parole, però, sono gratis. È la pratica quotidiana che costa.
Le sfide concrete che attendono il secondo mandato
Al netto della politica, Guardia Sanframondi ha problemi concreti che non aspettano i calendari elettorali. Quattro in particolare meritano di essere tenuti sotto osservazione nel corso del prossimo mandato.
Lo spopolamento. Il dato demografico è impietoso: il paese perde residenti ogni anno. Le case a 1 euro sono una risposta parziale, e già discussa su queste pagine, ma senza un sistema di servizi, scuole, connettività e opportunità di lavoro, attrare nuovi residenti è una fatica di Sisifo. Di Lonardo ha indicato i fondi SNAI e il GAL come strumenti chiave. Le risorse ci sono, sulla carta. La capacità di intercettarle e trasformarle in cantieri aperti è la misura reale della governance.
Il centro storico. Il recupero del patrimonio edilizio abbandonato è una priorità bipartisan: entrambi i candidati ne parlavano, con strumenti diversi. Ora toccherà alla giunta dare concretezza al programma, gestire i tempi burocratici, mantenere l’interesse degli acquirenti potenziali. È un lavoro di dettaglio, noioso e necessario.
I servizi e la connettività. Trattenere chi vive a Guardia, prima ancora che attrarre nuovi residenti, passa dai servizi quotidiani: la sanità di prossimità, i trasporti verso il fondovalle e Benevento, la banda larga, la scuola. Sono temi meno scenografici di un grande progetto turistico, ma sono quelli che decidono se una famiglia resta o se ne va. Entrambi i candidati ne hanno parlato. Ora servono fatti, e tempi certi.
Il turismo e la valorizzazione delle tradizioni. Guardia ha qualcosa che pochi paesi del Sannio possono vantare: un centro storico riconoscibile, una vocazione vitivinicola consolidata, un patrimonio di riti e memorie che richiama visitatori da fuori regione e dall’estero. Sono asset reali, non slogan. Ma un patrimonio non si valorizza da solo: servono accoglienza organizzata, promozione che vada oltre il passaparola, una regia che leghi cantine, eventi, ospitalità e identità del territorio in un’offerta coerente. Il rischio, altrimenti, è quello di sempre: tanta ricchezza culturale e poca capacità di trasformarla in economia che resta sul posto. Su questo terreno l’amministrazione si gioca una parte importante della propria credibilità.
In conclusione: una vittoria da non sprecare
Di Lonardo ha vinto, in una campagna in cui la posta in gioco era alta e il confronto è stato serrato fino alla fine. Ha davanti cinque anni, una giunta appena nominata, una comunità che lo guarda con aspettative diverse a seconda di quale scheda aveva infilato nell’urna.
Dall’altra parte, Ceniccola non esce di scena. Lo ha detto chiaramente: i 1.447 voti sono un punto di partenza, non un titolo di coda. Avrà quattro consiglieri in aula, compreso il più votato del Comune, e un Forum che intende tenere acceso fuori dal Palazzo. Sulla carta è l’identikit di un’opposizione che vuole pesare. Se poi reggerà cinque anni con la stessa energia, o se il Forum diventerà una buona intenzione archiviata dopo l’estate, è un’altra questione. Lo vedremo.
Quello che è certo è che Guardia ha scelto, con cento voti di margine, e che la parte facile, quella delle schede, è finita. Comincia adesso la parte difficile: mantenere le promesse, tenere insieme un paese spaccato a metà, trasformare i programmi in cantieri veri, visibili, misurabili. Tutto il resto, per ora, sono comunicati.
Noi, intanto, faremo quello che La Vomma sa fare: raccontare il paese con affetto e senza sconti, tifare per Guardia a prescindere da chi siede in giunta, e dare una voce a chi una voce fatica a trovarla. Cinque anni sono lunghi e di pioggia, da queste parti, ne è sempre caduta. Ma si sa: quand’ vomma, è segn ca chiov’.
Fonte: A.N.S.I.A. — Agenzia Notizie Semiseria d’Informazione Aggiornata — Quand’ Vomma è Segn ca Chiov’
