Vinalia alza il tiro: dalla vite a Draghi, il tema 2026 è “Sostegni”

La XXXIII edizione di Vinalia ha un tema, e come da tradizione non è semplice. “Sostegni, ovvero il senso della vite per le connessioni”: una metafora che parte dal palo del vigneto e arriva alla geopolitica mondiale, passando per Mao, Carney, Draghi e Cesare Pavese. A Guardia, il vino si pensa prima di berlo.
C’è una cosa che bisogna riconoscere a Vinalia: non si è mai accontentata di essere una sagra. Una sagra avrebbe un tema tipo “Calici sotto le stelle” e via, tutti contenti. Vinalia no. Vinalia, da trentatré anni, sceglie ogni estate una parola, ci costruisce sopra una riflessione, e poi la srotola per una settimana tra le stradine del centro storico di Guardia Sanframondi. Negli anni passati sono arrivati “Conforto”, “Il tempo è un’illusione”, “Cambiamenti, conversioni, innesti”, fino al “Spes contra spem” della scorsa edizione. Temi che molti festival ben più blasonati non si sognerebbero nemmeno.
Per la XXXIII edizione, il Comitato Vinalia ha alzato ulteriormente l’asticella. Il tema annunciato da Titina Pigna, responsabile del Comitato, è “Sostegni, ovvero il senso della vite per le connessioni”. E se pensate che si parli solo di pali, fili di ferro e pergole, vi sbagliate di grosso.
Dal vigneto al tavolo dei grandi della Terra
Il testo di presentazione parte forte, citando Mao Zedong: “Grande è la confusione sotto il cielo, quindi la situazione è eccellente”. Da lì, in poche righe, il comunicato di Vinalia chiama in causa due dei discorsi più discussi del momento sul futuro dell’Occidente. Il primo è quello del primo ministro canadese Mark Carney, che ha sostenuto come le potenze medie del mondo debbano agire insieme, perché, parole sue, se non si è al tavolo si finisce nel menù. Il secondo è il discorso che Mario Draghi ha pronunciato all’Università di Leuven ricevendo la laurea honoris causa, in cui ha affermato che il mondo che ha garantito sicurezza e benessere all’Europa non esiste più, e che ora l’Unione deve scegliere se restare dipendente dagli altri o diventare più autonoma e forte.
A questo punto il lettore distratto si chiederà: ma che c’entra tutto questo con il vino di Guardia? C’entra, e parecchio. Perché il filo che lega Mao, Carney e Draghi alla Falanghina del Sannio è proprio quella parola, sostegno. Le potenze medie che si reggono a vicenda per non finire schiacciate, l’Europa che deve trovare una struttura comune per non cadere, e la vite che, da ottomila anni, ha bisogno di qualcosa a cui aggrapparsi per crescere e portare frutto. La metafora, una volta che la vedi, non riesci più a non vederla.
L’uomo, le comunità e i singoli stati, come la vite, trovano la loro forma migliore non nell’isolamento, ma nel reciproco supporto.— Dal testo di presentazione del tema, Comitato Vinalia
La vite “maritata” all’olmo: una lezione vecchia di duemila anni
Il passaggio più affascinante del testo è quello agronomico, e non è un dettaglio da poco in un paese che vive di vino. Fin dai greci e dai romani, ricorda il Comitato, la vite non veniva lasciata crescere da sola: veniva “maritata”, letteralmente sposata, a un albero, spesso un olmo, che le faceva da tutore. Una pratica antichissima, la vite maritata, che era allo stesso tempo tecnica agricola e immagine poetica: due piante diverse che si sostengono, una che dà la struttura, l’altra che dà il frutto.
Da qui il testo declina il concetto di sostegno in quattro accezioni: il sostegno naturale, l’olmo che ospita la vite e ne diventa compagno; la necessità di una struttura, perché anche l’uomo ha bisogno di legami sociali, affettivi e morali per crescere equilibrato; il sostegno nel momento del bisogno, quando la fragilità rende essenziale l’aiuto esterno; e il ruolo delle relazioni, perché la crescita non è mai un fatto solitario. Quattro modi diversi per dire la stessa cosa: da soli si va poco lontano, e si porta poco frutto.
E alla fine arriva Pavese
Come se Mao, Carney, Draghi, i greci e i romani non bastassero, il testo di presentazione si chiude con una poesia di Cesare Pavese, quella che intreccia la terra, la collina e la vigna in un “acceso silenzio” che brucia la campagna come i falò della sera. Una scelta che dice molto del registro che Vinalia vuole tenere: alto, letterario, mai banale. Il vino, qui, non è solo un prodotto da vendere. È un pretesto per parlare di tutto il resto, della comunità, della storia, del destino dei popoli, e di quel bisogno antico e universale di non restare soli.
Si può discutere se sia troppo, per una rassegna enogastronomica di paese. Ma è precisamente questo eccesso di ambizione la cifra che ha reso Vinalia diversa da mille altre sagre del vino, e che ogni anno porta a Guardia Sanframondi enoturisti, curiosi e appassionati da fuori regione e dall’estero. In fondo, in un mondo dove la maggior parte degli eventi punta a fare numero e basta, ce n’è uno nel Sannio che pretende di farti pensare mentre bevi. Non è poco.
Cosa sappiamo, per ora
Per le date e il programma dettagliato bisognerà attendere la presentazione ufficiale, che tradizionalmente si tiene nei giorni di apertura all’Ave Gratia Plena. Negli ultimi anni Vinalia si è svolta nella prima settimana di agosto, dal 4 al 10, e non ci sono ragioni per pensare a uno stravolgimento del calendario. La rassegna è promossa dal Circolo Viticoltori e organizzata dal Comitato Vinalia, con il sostegno de La Guardiense e i patrocini di Regione Campania, Provincia di Benevento e Comune di Guardia Sanframondi.
Quello che è certo è il tema, ed è già una dichiarazione di intenti. “Sostegni”. Una parola che, in un paese diviso quasi a metà dopo le ultime elezioni e alle prese con lo spopolamento e le sfide di sempre, suona quasi come un consiglio non richiesto. La vite lo ha imparato in ottomila anni. Chissà che non possa insegnarlo anche a noi.
Noi, intanto, ci portiamo avanti col lavoro di degustazione. Per ragioni di ricerca, è chiaro. Perché quand’ vomma, è segn ca chiov’, e a Guardia, quando si tuona di vino, è segno che agosto si avvicina.
Fonte: A.N.S.I.A. — Agenzia Notizie Semiseria d’Informazione Aggiornata — Quand’ Vomma è Segn ca Chiov’
