Il degrado non abita solo nel centro storico: via Padre Adolfo Di Blasio e il paese che non si vede

24 luglio 2026 · Redazione A.N.S.I.A.
C’è una strada, a Guardia Sanframondi, dove la giustizia viene amministrata in mezzo alle erbacce. Si chiama via Padre Adolfo Di Blasio, ospita l’Ufficio del Giudice di Pace e la Biblioteca Comunale, e a giudicare dalle foto che circolano tra i residenti sembra essa stessa in attesa di un verdetto: sull’asfalto, sul decoro, e su chi dovrebbe occuparsene.
Non è una traversa qualunque. Nell’edificio che fu Pretura, poi sezione staccata del Tribunale di Benevento, il Giudice di Pace di Guardia Sanframondi decide oggi le sorti contenziose di un intero comprensorio: Amorosi, Casalduni, Castelvenere, Puglianello, San Lorenzo Maggiore, San Lupo, San Salvatore Telesino, e per la ex Pretura di Cerreto anche Cusano Mutri, Faicchio, Cerreto Sannita, Pietraroja e San Lorenzello. Un bacino di utenza vasto, che arriva da paesi diversi per varcare la soglia di una strada che, a vederla, avrebbe bisogno essa stessa di un buon avvocato.
L’istruttoria fotografica









Le immagini raccontano una strada che il decoro urbano lo ha solo sentito nominare. L’asfalto procede a rattoppi, con chiazze scure sovrapposte a chiazze più vecchie e crepe che si allargano libere lungo tutta la carreggiata, fino a vere e proprie buche. Forse l’asfalto ce lo siamo giocato tutto in campagna elettorale. E altrove! Lungo i muri perimetrali, le erbacce non si limitano a spuntare: colonizzano intere fasce e svettano imperiose e rigogliose.
A fare da colonna sonora, giorno e notte, ci pensa un imponente generatore-pompa di calore, issato su una piattaforma arrugginita dietro una rete metallica: secondo chi abita e lavora nella zona, il rumore non conosce orario, e si aggiunge a segnalazioni di presenza di ratti tra le sterpaglie. Un quadro completo, insomma, a due passi dal luogo dove si amministra la giustizia e si prendono in prestito i libri.
Il centro storico fa notizia, il resto del paese no
A Guardia il dibattito sul decoro è quasi sempre lo stesso, e si consuma tutto dentro le mura del borgo: vicoli, portali, chiese, il fascino da cartolina che si sgretola. È un dibattito legittimo, per carità, ma che finisce per lasciare in ombra tutto il resto. Perché la parte “nuova” del paese, quella nata fuori dal centro storico, non se la passa affatto meglio: solo che, non avendo un arco medievale a fare da sfondo, il suo degrado non finisce quasi mai in una fotografia.
Via Padre Adolfo Di Blasio è semplicemente il caso più a portata di mano, non certo l’unico: chi gira per le traverse della zona moderna di Guardia trova buche, erbacce e manutenzione rimandata anche altrove, con la differenza che lì manca pure l’attenuante del pittoresco. Il centro storico ha i suoi difensori, giustamente rumorosi. La periferia moderna, per ora, ha soltanto i suoi residenti, che si tengono le foto e la pazienza.
La colpa, stavolta, di chi è
Guardia Sanframondi ha da poco riconfermato il suo sindaco per un secondo mandato consecutivo. In campagna elettorale la parola d’ordine è stata “continuità”, spesa sul risanamento del bilancio comunale rivendicato come merito principale dell’amministrazione uscente.
Ecco il punto delicato: fino a ieri, quando qualcosa non andava, la colpa poteva sempre essere scaricata su chi aveva amministrato prima. Il problema è che, a Guardia, chi ha amministrato prima e chi amministra adesso sono, con qualche variazione di casacca elettorale, la stessa squadra. Di Lonardo succede a sé stesso. E allora via Padre Adolfo Di Blasio, con le sue buche stratificate come gli anelli di un tronco, diventa un piccolo scrigno di cronologia amministrativa più che un problema di qualcun altro.
Non è un caso isolato di malumore cittadino: i gruppi di opposizione hanno più volte acceso i riflettori su erbacce, degrado diffuso nel territorio comunale, quasi sempre con lo sguardo puntato sul borgo antico. Via Padre Adolfo Di Blasio e con essa un pezzo intero di paese “nuovo”, resta fuori campo: perché lì, tra un’udienza e un prestito bibliotecario, Guardia si presenta ai suoi stessi cittadini così come è, senza filtri e senza cornice medievale a coprirla.
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“Quand’ Vomma è Segn ca Chiov'”
