Permesso di Vivere, a Solopaca la Giornata Mondiale del Rifugiato

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Ci sono parole che pesano più di altre. “Permesso di vivere” è una di queste: un gioco amaro e luminoso sul permesso di soggiorno, quel foglio che per migliaia di persone segna il confine tra l’invisibilità e il diritto a esistere. È il titolo scelto per la mostra fotografica che oggi, sabato 20 giugno 2026, inaugura al Palazzo Ducale di Solopaca, in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato.

L’evento: dalle ore 18 al Palazzo Ducale

L’iniziativa è promossa dal Comune di Solopaca e dalla Cooperativa Sociale San Rocco, nell’ambito delle attività del progetto SAI Solopaca, il Sistema di Accoglienza e Integrazione. L’obiettivo dichiarato dagli organizzatori è creare un momento di incontro e confronto tra la comunità locale e i beneficiari del progetto di accoglienza, attraverso il racconto di esperienze, percorsi di integrazione e testimonianze di vita che mettono al centro la persona, i suoi sogni e il suo desiderio di costruire un futuro.

Il programma prende il via alle ore 18 con l’inaugurazione della mostra fotografica e prosegue con “Storie di vita dei rifugiati”, un’intervista ai ragazzi del SAI dedicata ai loro percorsi, ai loro sogni e ai loro viaggi. Alle ore 19 spazio al ballo multiculturale, esibizione che unisce danze e tradizioni da tutto il mondo, e a un Happy Hour aperto ad adulti e bambini, con musica dal vivo a cura del Bar “A Capriglia”.

Lo sguardo di Francesco Garofano

A curare la mostra di Solopaca è Francesco Garofano, fotografo guardiese e voce delle nuove generazioni della fotografia del Sannio. Non un nome nuovo per chi segue gli eventi culturali del territorio: la scorsa estate è stato tra i protagonisti della sezione fotografia di VinArte 2025, la rassegna d’arte che accompagna Vinalia a Guardia Sanframondi, dove è stato descritto come lo “sguardo del genius loci” della manifestazione, un autore che ha fatto dell’assenza di confini la propria cifra.

Il suo è uno sguardo che corre lontano per osservare da vicino. In questi anni il suo obiettivo ha raccontato storie di umanità di altri luoghi del mondo, lungo le rotte dei migranti, lasciando emergere quanto il punto esatto in cui ognuno viene al mondo determini le fortune della sua vita. Un lavoro che rifiuta la spettacolarizzazione del dolore e la scorciatoia del pietismo, per scegliere il pudore e la prossimità: stare accanto, ascoltare, comprendere.

A VinArte ha presentato “Vite in transito”, un racconto fotografico in due tempi: da un lato le rotte migratorie attraverso i Balcani, fatte di paesaggi ostili, confini militarizzati, volti colti nell’oscurità e mani strette attorno a una torcia o a un telefono; dall’altro una casa di accoglienza in Puglia, dove le vite in transito diventano vite in divenire, tra un padre che culla una neonata, ragazzi che studiano alla luce incerta dei cellulari, la fine del Ramadan celebrata insieme. La sua è una fotografia che restituisce dignità a chi la storia ufficiale troppo spesso riduce a numero.

Con queste premesse, la mostra “Permesso di Vivere” a Solopaca non è un episodio isolato, ma un nuovo capitolo di un percorso coerente: la fotografia come gesto di responsabilità, come esercizio lento e ostinato della speranza. Quella stessa speranza che, in una delle sue immagini più forti esposte a VinArte, si fa strada come la luce tra i banchi di una scuola improvvisata, accesa da una torcia e da un volto chino sul quaderno.

Permesso di vivere, prima ancora che un documento

La fotografia, in contesti come questo, fa una cosa semplice e potente: restituisce un nome e un volto a chi troppo spesso viene ridotto a numero. Non una semplice esposizione di scatti, ma un racconto visivo costruito attorno alle persone: gli occhi, le mani, i gesti quotidiani di chi ha attraversato il mare e i confini portando con sé poco più di una speranza. È il “permesso di vivere” del titolo, prima ancora che un foglio bollato, uno sguardo che riconosce l’altro come persona.

Perché il 20 giugno

La Giornata Mondiale del Rifugiato si celebra ogni anno il 20 giugno, istituita dalle Nazioni Unite per richiamare l’attenzione sulla condizione di milioni di persone costrette a fuggire da guerre, persecuzioni e violenze. Come sottolineano gli organizzatori, è un’occasione importante per promuovere la conoscenza reciproca e contrastare stereotipi e pregiudizi: attraverso le storie delle persone accolte si raccontano percorsi di crescita, autonomia e integrazione che arricchiscono non solo i beneficiari, ma l’intera comunità.

Che una comunità della Valle Telesina scelga di dedicare una serata a questi temi non è un dettaglio. È il segno di un territorio che, accanto alle sue tradizioni, sa fare spazio anche a chi arriva da lontano. L’appuntamento è per oggi, dalle ore 18, al Palazzo Ducale di Solopaca: una serata per conoscere, ascoltare e costruire insieme una comunità più inclusiva.


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